:: Libro del Mese ::


  • ALL IN
    Il gioco d'azzardo patologico
    Acquista

:: L'Associazione ::

:: Approfondimenti ::

:: Extra ::

:: Partner ::

  • Dolce Nero Tartufi
  • Banca Popolare Emilia-Romagna
  • Appennino Funghi e Tartufi

Storia del Tartufo


La storia del tartufo affonda le sue radici in epoche talmente remote da rendere difficile, alle volte, distinguere ciò che è riconducibile a realtà e ciò che è frutto di leggende o della fantasia. Le prime notizie certe su questo pregiato prodotto della terra si rintracciano nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Risalendo ad epoche più remote, pare certo che già tremila anni prima di Cristo i Babilonesi conoscessero questo pregiato prodotto della terra. Si sa per certo, poi, che i greci usavano i tartufi nella loro cucina. A proposito di greci, il filosofo Plutarco di Cheronea tramandò l'idea, nel I secolo d.C., che il tartufo nascesse dal combinarsi di acqua, calore e fulmini.

Non era la sola, questa, di leggenda che circolava nell'antichità circa il tartufo. I pagani, ad esempio, certi del suo potere afrodisiaco lo dedicarono a Venere. Oppure, altra delle tante leggende, si credeva che nel tartufo fossero contenuti veleni letali. Ad ogni modo, leggende a parte, già dall'antichità il tartufo era molto ricercato, il suo prezzo di conseguenza era elevatissimo e la sua presenza sulla tavola era indice di nobiltà e potenza di chi l'offriva.

Nel medioevo e nel periodo rinascimentale le conoscenze sul tartufo non fanno grandi progressi, pur rimanendo esso sempre un cibo altamente apprezzato, soprattutto nelle mense di nobili ed alti prelati.
La sua riscoperta la si ha nella modernità; una data fondamentale è il 1831, anno della pubblicazione, da parte di Carlo Vittadini, della monografia Tuberacearum. Con quest'opera Vittadini getta le basi dello studio moderno del tartufo; egli descrive qui, in maniera sistematica e fondata su criteri scientifici, la maggior parte delle specie di tartufo, tanto che molte portano il suo nome (Tuber melanosporum Vittad.; Tuber aestivum Vittad.; Tuber borchii Vittad.; Tuber brumale Vittad.).

Un altro nome da prendere in considerazione quando si parla di storia del tartufo è quello di Giacomo Morra, albergatore e ristoratore di Alba. Nel 1929 egli decise di pubblicizzare il tartufo bianco pregiato all'interno della già nota Fiera d'Alba ed ottenne un grandissimo successo, tanto da fargli ottenere un'eco internazionale e da far divenire il tartufo una costante nelle fiere vendemmiali. Nel 1933, a testimonianza del sempre maggior interesse verso il tartufo, la Fiera d'Alba divenne Fiera del Tartufo. In seguito, inoltre, Morra intuì la possibilità di rendere il tartufo un oggetto di culto a livello internazionale, chiamandolo "Tartufo d'Alba" e collegandolo ad un evento di richiamo turistico ed enogastronomico. Nel 1949, con un'altra brillante idea, Morra decise di regalare il miglior tartufo raccolto in quell'anno all'attrice Rita Haywort. Da allora, questo gesto divenne "un'abitudine": da Harry Truman a Winston Churchill, da Sofia Loren ad Alfred Hitckcok, per citare alcuni dei personaggi che ricevettero da Morra questo prezioso dono.

Da quanto detto finora, emerge come la storia del tartufo sia legata a svariati elementi (che in queste poche parole si sono affrontati in maniera volutamente sintetica). Tali elementi spesso esulano dagli aspetti puramente agronomici, portando il discorso su un piano più latamente socio-culturale per non dire, alle volte, di costume. Si pensi, a questo proposito, che il Conte Camillo Benso di Cavour utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico o che Lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il suo profumo gli destasse la creatività...


© Stereo2software, 2007